Le ombre sul futuro della coalizione di destra

di Alessio Moroni

La destra italiana, nel corso degli ultimi anni, ha visto crescere enormemente i propri consensi: se alle elezioni del 2018 aveva quasi raggiunto la soglia necessaria per poter aver la maggioranza assoluta all’interno del parlamento, ora quasi tutti i sondaggi ritengono che, in caso di nuove tornate elettorali, il 40% necessario per governare sarebbe superato agevolmente.

Tali risultati sono certificati dal primo posto che la Lega mantiene all’ interno dei sondaggi, nonostante una flessione abbastanza netta avvenuta all’ indomani della caduta del primo esecutivo guidato da Conte e da una strategia di comunicazione che, probabilmente, ha peccato di linearità durante l’emergenza del Coronavirus – e dal boom vissuto da Fratelli d’Italia, che le proiezioni danno come terza forza politica, e che ha saputo acquisire i consensi dei delusi dall’ex forza padana e dalla componente di destra sociale, che dalla caduta di Alleanza Nazionale, aveva faticato a ritrovare un punto di riferimento stabile. A concludere il trio è Forza Italia: la sua linea moderata attualmente non sta facendo presa all’interno di uno scenario politico sempre più polarizzato e le posizioni filo-europeiste fanno continuamente alzare qualche dubbio sulla capacità del partito di Silvio Berlusconi di poter stilare un programma comune insieme a Matteo Salvini  e Giorgia Meloni.

Il centro-destra ha dimostrato di poter partecipare alle varie campagne elettorali in maniera omogenea e l’Umbria ne rappresenta il caso più esemplare: in una regione in cui la sinistra aveva sempre governato, la coalizione guidata dall’attuale Presidente Tesei ha saputo vincere e portare alla destra un risultato storico, certificato da uno scarto difficilmente prevedibile (dovuto anche allo scandalo sanità che aveva coinvolto la precedente giunta). Il risultato è figlio anche di una buona strategia politica che riesce a delineare i giusti candidati anche a seconda del territorio in cui si innesta la sfida elettorale: se al nord è la Lega a farla da padrone, complice una radicata esperienza amministrativa che ha creato una classe di governo stabile e su cui i cittadini nutrono estrema fiducia, al sud è ancora abbastanza forte un sentimento di astio verso quel partito che precedentemente aveva nutrito forme di autonomia e di discredito verso il meridione e – pertanto – in tali zone è Forza Italia ad avere maggiori ruoli di leadership, con Fratelli d’Italia che, complice la sua minore longevità, sta iniziando solo ora ad acquisire nomine di prestigio.

Non è comunque tutto oro ciò che luccica perché il futuro offre qualche avvisaglia di pericolo: il Recovery Fund ha imposto numerosi vincoli ai Paesi comunitari che aderiranno a questo programma per sopperire alla crisi economica causata dall’emergenza coronavirus. I soldi non saranno privi di condizionalità e dovranno essere restituiti in un periodo compreso fra il 2029 ed il 2058: il primo punto sottolineato deve veramente destare allarme per qualsiasi esecutivo poiché un’eventuale governo di destra dovrebbe sottostare a tutti gli obblighi imposti dagli organi europei, vedendosi privare della capacità di poter decidere in maniera autonoma la politica economica e le modalità per poter far riprendere l’Italia. Ridare indietro i soldi prestatici implica delle misure di politica restrittiva che necessariamente colpiranno in maniera molto forte il nostro sistema economico: abbiamo ancora bene a mente le misure di austerità del governo Monti nel biennio 2011-2012 ed è forte il rischio di ritrovarci in quelle tenaglie che andrebbero a soffocare i cittadini e gli investimenti produttivi.

Se questo binomio dovesse avverarsi con una coalizione di destra alla guida del nostro Stato, sarebbe facile intuire quali sarebbero le conseguenze: i franchi tiratori sarebbero pronti ad approfittarne per poter accusarli delle mancanze economiche e sociali del Paese, andandosi a dimenticare di chi ha spinto l’Italia in tali accordi, e si rischierebbe di rivivere una stagione molto simile a quella che portò alla caduta dell’ultimo governo Berlusconi.

Altro forte elemento di preoccupazione è il rischio accennato prima di una mancata visione comune sui temi economici e comunitari: è difficile reggere in piedi una casa in cui un convivente auspica aiuti da terzi e in cui un altro, invece, si ritiene in grado di poter gestire la ripresa con le sue sole forze. Se in opposizione è facile mostrare la capacità di saper convergere verso dei compromessi per non far crollare le mura abitative, non sarebbe altrettanto facile una volta che ci si troverebbe al tavolo dei decisori.

Per il momento tutto questo sembra un rischio lontano: Conte è il nemico comune ed è facile creare un polo dissidente, capace di intravedere i limiti della politica giallo-rossa ma una volta che vi saranno le elezioni, probabilmente, si dovranno lavare i panni in famiglia, ed allora i nodi dovranno venire al pettine: sta a tutta la destra dimostrarsi responsabile e consapevole che, se vuole veramente far voltare pagina all’ Italia, deve andare oltre i propri punti di vista e garantire un progetto di ripresa comune, che sappia andare oltre anche alla spada di damocle rappresentata dagli aiuti dell’Unione Europea.

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Alessio Moroni

Laureando in scienze politiche e relazioni internazionali di Roma Tre: è da sempre appassionato di politica, storia e giornalismo Ha in Indro Montanelli il suo scrittore preferito e auspica una riscoperta del sapere umanistico all'interno del mondo culturale italiano ed europeo.

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