Politica italiana e taglio dei parlamentari: meno economia, più valori

La crisi economica del 2008 e la parallela rivoluzione digitale hanno apportato un notevole cambiamento al modo di misurare le cose: non più parametri valoriali ma, data la situazione di emergenza e un bacino di studenti catapultatosi nel mondo matematico-scientifico,  dati analitici ed asettici, generando una filosofia materiale ed utilitarista.

Tale premessa è doverosa per comprendere il perchè il Movimento Cinque Stelle, una volta salito alla ribalta della politica italiana, abbia avuto nella lotta per ridurre i parlamentari un suo cavallo di battaglia: la logica grillina è quella, figlia del pensiero sovra citato, secondo cui qualsiasi risorsa economica guadagnata garantisce, automaticamente, un benessere maggiore per una società che ne ha abbastanza di spese ingenti ed inefficaci. Questo tipo di retorica ha poi fatto breccia in gran parte dell’elettorato e negli altri partiti che non si sono affatto tirati indietro dal votare il taglio del numero della classe politica eletta nelle sedi assembleari.

A suggellare ancor di più tale deriva è l’argomento scuola, sempre più emarginato nel discorso politico e culturale, complice le numerose spese affrontate per un’istituzione pubblica che, perlomeno in modo diretto, non garantisce alcun rientro e per una incapacità di valutare il profitto che alcune materie – vedasi l’ambito umanistico – possono dare, a livello individuale e collettivo, anche in un’epoca sempre più digitale.

Il referendum del prossimo mese è l’occasione per ribadire come si creda ancora in dei valori che vadano oltre il mero tornaconto economico: avere una maggior rappresentanza è fondamentale in qualsiasi Stato democratico per avere maggior capacità di interagire con gli eletti (e dire che il Movimento dice di aver tra i suoi maggiori idealisti Rousseau, sic). L’ Italia rischia di diventare uno degli Stati col più basso rapporto tra seggi e cittadini, con la mia Umbria che insieme alla Basilicata sarebbe la regione a perdere, in percentuale, il maggior numero di posti.

Inoltre si deve badar bene al fatto che si darebbe ancor maggior peso ai non eletti – i senatori a vita – che la riforma non prevede tagliati e che pertanto diventerebbero ancor più decisivi nell’ambito parlamentare (penso che tutti abbiamo bene il governo Prodi II che si sostenne sulla fiducia concessa da questa figura istituzionali abbastanza discutibile).

Una buona manovra in grado di soddisfare anche chi voleva risparmiare maggiormente sarebbe stata quella che fosse andata a colpire i funzionari, invece dei parlamentari: al contrario tali posti aumentano e i loro costi continuano a lievitare verso l’alto. E’ paradossale inoltre che a portare avanti la campagna per la modifica del numero degli eletti sia il Movimento di Beppe Grillo, uno dei più convinti nell’ormai lontano 2016, della necessità di difendere la Costituzione italiana e le due assemblee che vanno ad avere il potere legislativo nel nostro territorio, dal tentativo dell’allora Presidente del consiglio Matteo Renzi di avere un Senato profondamente modificato e con dei poteri nel campo della proposta di leggi molto attenuato.

 Ci ritroviamo, ahimè, di fronte all’ennesimo rischio di vedere le nostre garanzie democratiche sciogliersi come neve al sole e di avere qualche soldino in più che sicuramente non basterà a far rientrare i soldi gettati all’aria da decenni di pubblica amministrazione deficitaria e di milioni gettati in sussidi inconcludenti. Il rischio non vale la candela e in questi tempi, ricollegandomi alla crisi delle scuole citata precedentemente, ritengo sia necessario riprendere in mano il discorso dell’istruzione, capace di poter garantire la formazione di futuri adulti in grado di poter sedere con la testa alta nei banchi di Montecitorio e di Palazzo Madama: se vi fossero politici in grado di portare avanti la Cosa Pubblica con senso del dovere e dello Stato non si arriverebbe a dare in pasto ai lupi una riforma così sterile e pericolosa.

Chi parla di tagli e di necessità di diminuire la cerchia elitaria dei banchi più importanti del nostro Paese è lo stesso che ha gettato all’aria, nel corso dell’attuale legislatura, qualsiasi discorso etico fatto ai tempi dell’opposizione: la coerenza, la dignità e la rettitudine al non allearsi col nemico hanno lasciato spazio ad azioni discutibili, che poco hanno di dissimile da quelle dei partiti che hanno infangato nel corso degli anni (e con cui hanno anche finito per far alleanze, sic). Un memoriale utile per chi possano bastare i conti e i bilanci per poter considerare riuscita una determinata politica, affinchè possano rendersi conto dell’importanza della morale.

L’appello che mi sento di fare è quello di non cadere nelle braccia di chi vi promette la luna ma vi fa svegliare nel più torbido degli incubi ma quello di esser coscienti della fortuna che abbiamo nel poter scegliere ed eleggere i nostri rappresentanti, lottando per non aver tolto questo diritto.

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Alessio Moroni

Laureando in scienze politiche e relazioni internazionali di Roma Tre: è da sempre appassionato di politica, storia e giornalismo Ha in Indro Montanelli il suo scrittore preferito e auspica una riscoperta del sapere umanistico all'interno del mondo culturale italiano ed europeo.

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