Una vita da Ettore Muti

di Manuel Di Pasquale.

Nel gergo di Internet esiste la parola “Chad”, che sostanzialmente descrive un uomo che ha successo con le donne. Per estensione il termine, col tempo, è passato ad indicare quello che definiremmo il “maschio alfa”: un uomo che non solo ha successo con le donne, ma ha di fatto tutte quelle accezioni positive che lo rendono un grande agli occhi di tutti.

Quando si usa il termine “Chad”, la prima persona che mi viene in mente è Ettore Muti.

Una vita non lunghissima, ma intensissima. Forse anche troppo.

Nato il 22 maggio 1902 a Ravenna, il padre era un impiegato all’anagrafe mentre la madre Celestina aveva origini nobili. Proprio lei scelse il nome Ettore, in onore a Ettore Fieramosca, conte e condottiero militare. Per la serie, “nomen omen”.

Passione militare che emerge già dall’infanzia, poiché Ettore era solito allontanarsi da casa per assistere alle parate militari, grazie anche al fatto che casa sua fosse situata davanti la caserma di cavalleria di Santa Maria in Porto. Ed anche in questi anni dimostra le sue prime doti da leader, ispirandosi ad uno dei suoi personaggi preferiti, Gim, le cui gesta erano raccontate nel periodico “L’Esploratore”. Nome che in età adulta diventerà il suo soprannome, quando Gabriele D’Annunzio lo ribattezzò “Gim dagli occhi verdi”.

Carattere vivace e irrequieto, Ettore mostra sin dalla sua giovinezza l’amore per l’azione e la passione militare: era solito scappare da casa per andare alla caserma vicino casa sua, quella della cavalleria di Santa Maria in Porto, per assistere agli eventi della compagnia.

Nella preadolescenza mostrò non pochi problemi di condotta: si ritrovò espulso, ed in seguito non iscrivibile, da tutte le scuole d’Italia per aver fatto a cazzotti con un professore. Impeto esploso dopo provocazioni e diatribe, tra cui quella di un tema riguardante lo studente esemplare. L’insegnante, uno di quelli che potremmo descrivere come “precursore dei sessantottini”, era solito fare veri e propri sermoni pacifisti e socialisti. Ettore scrisse un tema andando incontro a proprio quello che il professore voleva sentirsi dire: lo studente deve essere di “sinistra”, tranquillo, ubbidiente. A ciò, brillantemente, aggiunse un’ottima descrizione finale: “Questo però non è un ragazzo, ma un aborto di natura”.

A 14 anni, quindi, visto che la strada dell’istruzione le era stata preclusa, Muti tentò quella militare. Il primo tentativo, però, andò male: i carabinieri si accorsero subito di avere davanti un ragazzino e fu rimandato a casa.

L’anno successivo, nel 1917, Ettore, falsificando i documenti e grazie ad un fisico possente, riuscì ad arruolarsi: prima fante, poi ardito. Partecipò, da sedicenne, alla Battaglia del Solstizio, sul Piave, ed insieme ad altri commilitoni fece da testa di ponte. Mossa quasi suicida per lui: degli 800, solo 22 si salvarono. Per questa azione fu a lui proposta la Medaglia d’Argento, ma rifiutata per non far scoprire la sua identità. Questa, però, che venne scoperta lo stesso perché il diniego insospettì i superiori. Gli ultimi mesi della guerra, quindi, lo videro lontano dal fronte, poiché rimandato a casa per la giovane età che ormai non era più un segreto.

Al termine del conflitto, ovviamente, Ettore non rimase con le mani in mano: al fianco di D’Annunzio partì per Fiume.

“Voi siete l’espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un’offerta senza misura, un pugno d’incenso sulla brace, l’aroma di un’anima pura”, queste le parole che il Vate dedicò a Gim dagli occhi verdi.

In questi anni Muti incontrò Mussolini, dal quale rimase affascinato. Infatti, appena terminata l’esperienza fiumana, Ettore aderì al movimento fascista. Diverrà ben presto un punto di riferimento del fascio di Ravenna, tanto da guidare l’occupazione della prefettura di Ravenna avvenuta in contemporanea con la Marcia su Roma.

Preferendo l’azione alla “burocrazia”, Muti entrerà nella neonata MVSN, in cui farà carriera: nel 1925 diverrà console.

A ciò, il nostro Ettore accompagnerà un animo estremamente vitaiolo: feste, frequentazione di belle donne, macchine sportive e, soprattutto, la sua Harley-Davidson, con cui amava girare. Nel 1926 si sposa con Fernanda Mazzotti e nel 1929 diventa padre di Diana.

In questo periodo, nel 1927, Muti fu vittima di un attentato: tal Lorenzo Massaroli esplose contro di lui due colpi di pistola, che lo centreranno al braccio ed all’inguine. L’attentatore venne neutralizzato da Renzo Morigi, rivale di Muti e futuro campione mondiale nel tiro alla pistola.

Successivamente verrà trasferito a Trieste, dove farà la conoscenza del Duca d’Aosta che lo convincerà ad entrare nell’Aeronautica.

La seconda metà degli anni ’30 sono perfetti per un uomo come Muti, visti il susseguirsi di guerre ed operazioni militari. Prima in Etiopia, dove riceverà due medaglie d’argento. Poi, parte volontario per la guerra di Spagna, dove riceverà numerose medaglie d’argento ma, soprattutto, una medaglia d’oro e l’O onorificenza dell’Ordine di Malta. Infine, in Albania, anche se qui, senza alcun tipo di resistenza da parte della popolazione locale, ma che comunque vedrà Muti decorato per l’ennesima volta. Grazie a tutte queste onorificenze verrà soprannominato “il petto più bello d’Italia”.

Nell’estate del 1939 sarà nominato segretario del PNF, su proposta di Galeazzo Ciano, conosciuto durante la guerra in Abissinia, che rimase affascinato dallo spirito di Muti. Ruolo, però, che non si addiceva ad Ettore, infatti si dimetterà l’anno successivo per tornare a combattere. Prenderà parte alla campagna di Francia e a quella nei cieli d’Inghilterra.

Dopo la caduta del governo Mussolini, Muti tornò a Roma. Qui venne convocato da Pietro Badoglio che gli chiese quali intenzioni avesse. Muti rifiutò di sottostare al nuovo governo e, probabilmente, il mese successivo avrebbe potuto aderire alla Repubblica Sociale Italiana.

Il 24 agosto fu prelevato da alcuni carabinieri, mandati dallo stesso Badoglio, per essere condotto in caserma, insieme alla sua nuova compagna, la soubrette Dana Harlova. Qui non arriverà mai: in circostanze mai chiarite, Muti fu assassinato con alcuni colpi di arma da fuoco. Oltre ai gendarmi, al momento dell’arresto, era presente un uomo in divisa color kaki, mai identificato. A questo si aggiunge il fatto che nessuno ha mai dato una versione chiara dei fatti. L’unico che parrebbe aver individuato l’uomo misterioso fu Roberto Rivalta, amico di Ettore e presente a casa sua al momento dell’arresto. Stranamente, quando sembrava in procinto di fare nomi e cognomi, fu prima arrestato ed in seguito trovato suicida in carcere.

La pista più probabile, comunque, rimane il “mandato badogliano”: in una lettera al capo della polizia Carmine Senise, di qualche giorno prima, scrisse: “Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione. Vostra Eccellenza mi ha perfettamente compreso”.

41 anni di vita, vissuti sempre a 200 chilometri orari, come i giri che faceva con la sua Harley-Davidson. Ettore Muti rappresenta l’uomo dedito all’azione ma anche ai piaceri della vita.

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